Sacrarum cantionum cum quatuor vocinus, Marci Antonii Ingignerii Musicis Cathedralis Ecclesia Cremon. Præfecti. Liber Primus, Venetijs, Apud Angelum Gardanum, 1586Claudio Monteverde cremonese, discepolo del sig. Marc’Antonio Ingegneri
(indicazione presente sui frontespizi dei libri monteverdiani editi tra il 1583 e il 1590)

La casa natale di Marc'Antonio Ingegneri sita al civico 5 di Via Paradiso a Verona

La casa natale di Marc’Antonio Ingegneri sita in Via Paradiso n. 5 a Verona

Nell’immaginario collettivo, condizionato spesso da un’ottica evoluzionista, il nome di Marc’Antonio Ingegneri è ancora oggi inevitabilmente associato a quello del più famoso discepolo, ed è ricordato quasi solo in virtù di questo fatto assolutamente occasionale, di cui non abbiamo altra prova che non siano quei frontespizi. Lo stesso Claudio non menziona mai nelle sue lettere il nome del maestro, cosa assai difficile da interpretare (difficili rapporti tra i due? Mancata occasione di ricordarlo? Ingratitudine? Perdita di alcune lettere?). Eppure Ingegneri era un compositore di notevole esperienza e valore, assai stimato e talvolta citato da alcuni teorici per la sua abilità contrappuntistica; è anche menzionato da Giulio Cesare Monteverdi nella celebre Dichiarazione preposta agli Scherzi musicali del 1607 (il manifesto programmatico della cosiddetta «seconda prattica» scritto in difesa del fratello), che lo colloca, insieme a Marenzio, Wert, Luzzaschi, Peri e Caccini, tra gli autori più avanzati nell’arte del madrigale, nel solco del modello di Cipriano de Rore. Per quasi vent’anni fu a capo di una prestigiosa istituzione, quale era allora la cappella della cattedrale di Cremona, e la sua fama si estese anche oltre le Alpi, come dimostra la sua presenza in diverse ed importanti antologie edite ad Anversa, Monaco, Norimberga, Lipsia, Strasburgo; eppure non molte e talvolta di difficile interpretazione sono le informazioni biografiche in nostro possesso.
Secondo quanto attesta un censimento del 1541, Marc’Antonio Ingegneri nacque a Verona tra il 1535 e il 1536 (e non tra il 1545 e il 1550, come si legge comunemente in dizionari e opere di consultazione) in un contesto economicamente agiato e socialmente rilevante; il padre Innocenzo era orafo, la madre Giulia proveniva dal casato veneziano dei Foscari, e la stessa famiglia veronese aveva un proprio stemma gentilizio con tanto di impresa.
Forse in vista di una carriera ecclesiastica (che non ci fu), il giovane Marc’Antonio venne mandato a studiare presso la scuola annessa al capitolo del duomo cittadino, la celebre Scuola degli Accoliti, dove allora insegnavano grandi maestri come Jachet de Berchem (canto figurato, ovvero polifonia) e Giovanni Brevio (canto fermo, ovvero gregoriano); molto probabilmente ebbe contatti diretti con Vincenzo Ruffo, ivi nominato maestro di cappella nel 1554. Di questo importante periodo di formazione professionale Ingegneri serbò un grato ricordo; nella dedica del suo primo libro di messe a cinque e otto voci (edito nel 1573) rivolta al collegio dei Canonici del duomo Ingegneri si dichiarava «alumnus disciplinae vestrae». Ugualmente ebbe rapporti con l’Accademia Filarmonica, ai cui membri è dedicato il quinto libro di madrigali a cinque voci (1587).
Scarse e di dubbia interpretazione sono le notizie relative agli anni immediatamente successivi.
Nella Scuola Grande di San Marco risultava presente, nel 1557, un «magnifico messer Marc’Antonio Inzegneri» che sembra essere in un qualche modo a capo di un gruppo di violinisti; il termine «magnifico messere», però, sembra far pensare più ad una figura di amministratore che di strumentista. Nel 1558, poi, un «Marc’Antonio dal Violin» o «dalla Viola» risulta impiegato a Padova presso l’Accademia degli Elevati; anche in questo caso la tentazione di identificare tale nome con Ingegneri è molto forte, ma mancano prove decisive.
All’inizio degli anni ‘60 il compositore era a Parma, presso Ottavio Farnese, e lì ebbe modo di conoscere il grande Cipriano de Rore (che fu nella città emiliana dal 1561 al 1563, e dal settembre 1564 fino al 1565, anno della morte); quell’incontro è rievocato nostalgicamente nella dedica al duca parmense del suo primo libro di madrigali a sei voci (1586).
Pochi anni dopo, ovvero nel 1566, Ingegneri era già in quella che doveva diventare la sua città d’elezione, ovvero Cremona, presso la prepositura di Sant’Abbondio, beneficiario di una rendita annuale di 25 scudi.
Successivamente divenne maestro di cappella musicale della cattedrale, anche se non sappiamo esattamente quando (ma certo dopo il 1573), soprattutto a causa di una particolarità amministrativa: la fabbriceria, diversamente da quanto avveniva normalmente all’interno di istituzioni simili, provvedeva al pagamento cumulativo del maestro di cappella, che a sua volta doveva provvedere allo stipendio dei singoli cantori (i «socii cantores», come sono chiamati nei documenti).

Sacrarum cantionum cum quatuor vocinus, Marci Antonii Ingignerii Musicis Cathedralis Ecclesia Cremon. Præfecti. Liber Primus, Venetijs, Apud Angelum Gardanum, 1586 (libro parte Basso – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona

Sacrarum cantionum cum quatuor vocinus, Marci Antonii Ingignerii Musicis Cathedralis Ecclesia Cremon. Præfecti. Liber Primus, Venetijs, Apud Angelum Gardanum, 1586 (libro parte Basso – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona

Il primo documento d’archivio che nomini Ingegneri (semplicemente come «cantor») è del 1578, ma la qualifica di «musicis cathedralis ecclesiae cremonensis praefectus» compariva già sul frontespizio dei mottetti a cinque voci del 1576. In qualità di maestro di cappella si occupò in prima battuta di migliorare ancor di più il livello dell’istituzione cremonese, e fece in modo che sempre più spesso venissero impiegati strumenti musicali insieme alle voci almeno nelle maggiori solennità, ottenendo per tali «concerti» (termine che indicava appunto l’impiego di un apparato strumentale insieme alla cappella vocale) apprezzamento e pagamenti straordinari; per tale motivo è ancora oggi diffusa l’idea (non supportata da fonti documentarie di sostegno) che avesse formato un vero e proprio gruppo strumentale autonomo. Anche in virtù di ciò, oltre che per l’essere il maestro di cappella, ebbe un ruolo decisivo nella risoluzione della questione dell’abbassamento dell’intonazione dell’organo della cattedrale.
Oltre a svolgere il suo servizio in cattedrale, Ingegneri entrò in contatto con i principali circoli cittadini, e in modo particolare con la neonata Accademia degli Elevati, sorta dietro interessamento di varie famiglie cittadine e dello stesso vescovo Niccolò Sfondrati.
Morì il 1 luglio 1592, preceduto l’anno precedente dal fido amico Camillo Maineri, organista della cattedrale quasi ininterrottamente dal 1556, e da pochi mesi dalla moglie Margherita Soresina; venne sepolto in San Bartolomeo, nella tomba della famiglia Martinengo, dove già riposava la consorte.
La sua produzione comprendeva originariamente almeno nove libri di madrigali, due di messe, quattro di mottetti, due di inni e due destinati alla Settimana Santa; pur considerando la perdita di tre volumi, il corpus giunto fino a noi è comunque piuttosto cospicuo, ma l’unica opera che godette di una indubbia fortuna ancora nei secoli XVIII e XIX fu la raccolta dei ventisette responsori per la Settimana Santa, editi a Venezia nel 1588 dall’editore Ricciardo Amadino e oggetto della presente incisione. Questo, però, avvenne perché l’opera, soprattutto in tarde copie manoscritte provenienti soprattutto dalla Francia, dall’Austria e dalla Germania, era stata attribuita a Palestrina per una serie di fraintendimenti relativi ad alcune serie di responsori (diversi da questi) che circolavano a Roma sotto il nome del grande Prenestino. Fu Franz Xaver Haberl, che già li aveva editi (con molte incertezze) nelle opere dubbie del maestro, a ritrovare nel 1897 un esemplare dell’edizione originale, ponendo così le basi per una riscoperta del musicista veronese.

Testo di Rodobaldo Tibaldi

Fonte:
Marc’Antorio Ingegneri, OPERA OMNIA
Liber primus missarum cum quinque et octo vocibus (Volume I, Serie I)
Libreria Musicale Italiana, 1995

Si ringrazia l’Accademia Filarmonica di Verona per aver concesso l’uso delle immagini tratte dal proprio archivio relative a coperte, frontespizi e dedicatorie dei seguenti volumi:
Sacrarum cantionum cum quatuor vocinus, Marci Antonii Ingignerii Musicis Cathedralis Ecclesia Cremon. Præfecti. Liber Primus, Venetijs, Apud Angelum Gardanum, 1586 (libro parte Basso – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76);
Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Alto – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76);
Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Tenore – VEaf, Fondo musicale antico, b. 74).

Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Alto – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona

Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Tenore, coperta anteriore – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona

Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Alto – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) - ©Accademia Filarmonica di Verona

Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Alto, frontespizio – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona

Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Alto – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona

Il quinto libro de madrigali a cinque voci di Marc’Antonio Ingegneri, novamente composti, & dati in luce, In Venetia, Appresso Angelo Gardano, 1587 (libro parte Alto, dedicatoria – VEaf, Fondo musicale antico, b. 76) – ©Accademia Filarmonica di Verona